martedì 13 novembre 2018

Il 10 dicembre del 2025 " La cucina italiana, tra sostenibilità e diversità bioculturale" è stata iscritta alla Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell'UNESCO

Una tradizione gustosa che dalla tavola è passata alla storia: l'impresa Pantanella.

Le ricette golose italiane da portarsi anche a passeggio.

Impresa Pantanella è una tradizione della lavorazione del grano consolidata: una vera essenza del made in Italy. 
Questo scritto vuole sensibilizzare a dare uno sguardo unitario mediante l'archiviazione di un materiale storico che abbraccia più epoche e territori non ancora censito.
Una storia appassionante quella della lavorazione della farina che ha radici nel Neolitico inferiore nella penisola italiana, ma dobbiamo aspettare il Medioevo per gustare il piatto più amato in tutto il mondo " la pasta" - essiccata al sole per essere conservata più a lungo.
Con i primi dati della pasta riscontriamo nei dati ufficiali della campagna di Frosinone e Latina: la famiglia Patanella.
Infatti si fanno largo in età moderna tra le autorità locali i nomi della famiglia de Cinella-Pantanella, assieme ad altri che partecipano alla venuta delle prime botteghe artigianali che trattano granaglie e altri generi alimentari.
Spicca tra i nomi di famiglia legati alla produzione, lavorazione e vendita dei prodotti cerealicoli: Michelangelo detto Michele Pantanella, nato ad Arpino (FR)  il 17 marzo 1843 da Orazio e Marianna Quadrini e morto in un freddo dicembre romano a soli 54 anni nel 1897.
Michele inizia a diciotto anni la sua carriera imprenditoriale e dopo essersi sposato nel 1840  con  Angela Maria di Fulco a piedi lascia la terra natia, patria di Cicerone e Caio Mario, con la sua famiglia per incrementare gli affari nella Città Eterna.
I coniugi Patanella con le loro appetitose pizzette di granturco trovano la loro fortuna tra l’arco di Settimio Severo e il teatro Marcello; sono i primi a realizzare street food nell' importante snodo per i contadini giunti a Roma e gli scrivani pubblici che si trovano lì.
Non è facile il commercio e spesso derubati si impoveriscono a tal punto da dover vendere tutte le loro dispense di grano e fagioli per superare le loro crisi inaspritasi nel 1959.
Dove ci sono difficoltà i Patanella trovano un'opportunità con  un nuovo locale in via della Fontanella [1] dove edificano il loro primo forno.
Quella del "forno" è l’arte bianca, e tra gli artisti di questo antico sapere ci sono i panettieri, più i grici o grisci (termine romanesco per indicare mercanti stagionali provenienti dalla Valtellina al confine con il cantone svizzero dei Grigioni) e gli orzaroli sono i lavoratori  dei generi alimentari e delle farine nei forni.
Per descrivere maggiormente le difficoltà di questa attività dai predoni si sa che attorno al 1830, con la scusa di una maggiore precauzione nei confronti dei cittadini, Leone XII destina la presenza di una guardia svizzera ad ogni porta di forno, da questo momento  in poi vengono chiamati  i locali: "il forno e l’alabarda".
Dal  1830 la guardia svizzera presenzia un controllo che riguarda anche le vendite stabilite dal presidente della grascia o da quello della farina; il guadagno è tale che viene mantenuta la speculazione di produzione e vendita  anche con il nuovo regno dei Savoia e la successiva annessione di Roma.
I forni sono  controllati Il governo  gestisce le licenze numerate di apertura dei forni e ne mantiene il controllo.
Insegna descritta in uno dei documenti rinvenuti del 1890 campeggia quadrata in via delle Mura fuori Porta Cavalleggieri 102  con la scritta: “Forno di Pane. Deposito di farine da vendersi all’ingrosso e al minuto; paste di ogni genere; risi; oli finissimi; pizzicheria ed altri generi commestibili”.

Il forno Pantanella vende moltissimo di giorno nella zona dell’Aventino e il successo gli  permette di stabilirsi definitivamente  con il proprio domicilio presso la via della Bocca della verità nel 1874
Col tempo il giovane di Arpino ha acquisito una stabilità invidiabile rispetto a quando era partito dal paese e può permettersi anche uno spazio ideale dotato di fabbricato e di un cortile con  una fontana situati in via della Marrana.
L’imprenditore è in piena ascesa e da gestione famigliare piano piano incrementa le assunzioni degli operai arricchendosi con un secondo fabbricato che si apre su via della Greca.
Le leggi eversive dell’asse ecclesiastico sono un’occasione propizia per Michele e fiutando l'affare estende le sue attività presso la nuova dimora nel Rione Ripa aggiungendo: via di Santa Sabina (odierna via dell’Ara Massima di Ercole), via della Greca e via dei Cerchi.
Sicuro della sua capacità di ampliare il suo raggio d’azione, Michele si impegna a costruire il nucleo iniziale del complesso industriale Pantanella commissionato all’architetto Pio Scarselli.
Il giovane è instancabile e la fortuna gli arride nella costruzione dell’impianto, che procede per fasi e continua a progredire malgrado l’incendio che manda in fumo tutta l’ala appena adibita alla panificazione.
L'entusiasmo  e la bravura dell'imprenditore ciociaro ottiene il plauso e elogi pubblici dal sindaco Emanuele Ruspoli che gli concede anche il permesso dal consiglio Comunale di un panificio con dieci forni a vapore essenziali per il settore della panificazione avanzata.
Pantanella Michele ottiene la presidenza dell’Associazione nazionale fra i mugnai, nata a Torino nel 1883 e solo otto anni dopo ottiene la promozione  di membro del consiglio direttivo. L’Associazione nazionale fra i mugnai lo rende uno degli uomini più in vista nel territorio e maggiormente rappresentativo a tal punto di divenire socio del Pio sodalizio dei fornai italiani in Roma, la confraternita dei fornari (dove risiede ancora presso la Chiesa di S. Maria di Loreto).
Le politiche di Michele Pantanella lo hanno reso uno degli uomini più radicati, importanti e in vista della produttività alimentare a Roma.
Il nuovo incendio avvenuto presso lo stabilimento ai Cerchi segna l’inizio di compromessi economici e il declino politico che lo vede coinvolto nel famoso scandalo della Banca Romana.
Pantanella non riuscirà più a riprendersi bene nemmeno fisicamente e si vede obbligato a firmare accordi economici e fondersi con la Società Molini e magazzini generali.
Michele Pantanella ha sognato in grande e la sua famiglia ha una posizione di rilievo nel panorama della industria molitoria e della pasta nazionale, nasce così la Società Molini e pastificio Pantanella con residenza in piazza dei Cerchi.
Non finisce a dicembre 1897 la storia di questa impresa familiare che ha saputo sfruttare le risorse del territorio producendo; gestendo una filiera tra le prime in assoluto ambulante la vediamo strutturarsi in un apparato industriale vero e proprio durante il 1915-18  con oltre 1100 dipendenti. 
Una crescita così esponenziale da necessitare di infrastrutture più grandi e così tutta la attività si sposta a  via Casilina fino agli anni settanta dove assistiamo alla sua chiusura.
La fabbrica già provata dagli incendi e dagli spostamenti subisce anche il bombardamento di Roma avvenuto il 19 luglio del 1943.
Il marchio Pantanella non è più esclusiva della famiglia, ma tra il 1958 e il 1950 è un’azienda d’avanguardia e rilievo europeo.
Dopo una decina di anni di prestigio ormai consolidato in seguito ad una grave crisi finanziaria il pastificio è costretto a chiudere definitivamente la sua gloriosa attività e gli edifici rimasti  abbandonati. 
Da poco tempo sottratto all'incuria il complesso è stato riqualificato tramite la Facoltà di Architettura dell' Università di Roma La Sapienza con il  suo progetto vincente " Dalla fabbrica icona alla Urban Factory", che ha restituito alla città il riuso dello spazio industriale nella città. 
Degli impasti per le pizzette di granturco e delle altre sfiziose ricette al momento non sono state rinvenute tracce, si spera che raccontando un’impresa così importante e vicina a noi nel tempo si possa ritrovare il gusto di quel saper fare che ancora oggi i palati di quei fortunati che hanno potuto assaggiare ricordano. Del resto sapere e sapore hanno un’origine etimologica comune, entrambi vengono dal latino classico sapere che significa prima di tutto aver sapore.
Marcel Proust nella sua opera "Alla ricerca del tempo perduto", percepisce l’importanza del ricordo e in particolare si riferisce alla madeleine, complice l’episodio di un biscotto inzuppato nel the che ha il potere di rievocare la sua infanzia.
Ernest Hemingway rispetto a Proust approfondisce la sua esperienza e comprende l’importanza di dare grande risalto al gusto non solo insegnando alle persone l’idea che chiunque affermi di avere appetito per la vita deve nutrire un sano appetito per il cibo, ma soprattutto perché fa conoscere attraverso i cibi e le bevande locali lo stato interiore dei suoi personaggi. I protagonisti di Hemingwey fanno dei sapori e dei riti volti alla preparazione e al consumo dei piatti una loro consapevolezza e risorsa fino a entrare in comunione con tutto e si sentono a proprio agio come se si trovassero sempre a casa loro rendendo così famigliari tutte queste esperienze.
Il sapere di come vengono prodotti certi alimenti oltre ad essere fonte di saggezza sono in primo luogo fonte di piacere e va tutelato attraverso la conoscenza, la valorizzazione e la promozione. Anthelme Brillat-Savarin comprende quanto il saper assaporare sia importante e realizzi le nostre attitudini, desideri e aspettative affermando: “La scoperta di un manicaretto nuovo fa per la felicità del genere umano più che la scoperta di una stella” ed io aggiungo che il piacere si intensifica quando puoi riportare al palato un “sapere” dimenticato e magari rinnovarlo per vivere al meglio la nostra esistenza.
Il 10 dicembre del 2025 " La cucina italiana, tra sostenibilità e diversità bioculturale" è stata iscritta alla Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell'UNESCO e come abbiamo letto qui questa è una delle tante storie che costellano l'universo del buon gusto e dell'imprenditoria culinaria italiana.



Archivio:
Archivio storico Camera di Commercio.
Archivio Banca d’Italia.
Comune di Roma, Catasto.
Archivio Storico Capitolino, I.E. prot. 5613/1898
Conservatoria del Patrimonio, Comune di Roma, pos. 889,
via della Greca.

Biografia:

F. Amendolagine, Mulino Pantanella. Il recupero di una archeologia industriale romana, Masilio Editori, 1996
D. Brignone, PANTANELLA, Michelangelo, su Treccani - Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani, 2014, vol. 81.
a cura di D. Brignone, contributi di Emilia Parisi, Innovazione tecnologica ed industria in Italia, cinque realtà emblematiche, 1860- 1940, Bulzoni, Roma 1993, p. 127 s
AA.VV. Pietro Aschieri architetto, Roma, Bulzoni, 1977
A cura di F. Amendolagine, Mulino Pantanella. Il recupero di una archeologia industriale romana, Venezia 1996, p. 15
D. Cialoni, Il mercato centrale ai Cerchi e la stazione al Circo Massimo.Ipotesi d’uso di una zona archeologica nei primi anni di Roma Capitale, Bollettino della Unione Storia ed Arte, 2011, n.6 [PDF].
G. Giovannoni, La sistemazione del Foro Boario e del Velabro in Campitolium, Tiber, 1930.
F. De Michetti, Società Molini e Pastificio Pantanella resistente contro Di Girolamo Giovanni ricorrente e Fiornai Giuseppe: (Udienza 12 novembre 1902), Teramo, Stab. Tip. del Centrale, 1902
L. De Rosa, Storia del Banco di Roma, Roma 1982, p. 39;
P. Toscano, Le origini del capitalismo industriale nel Lazio. Imprese e imprenditori a Roma dall’Unità alla Seconda guerra mondiale, Cassino 2002, pp. 75-79, 116 s.; V. Vidotto, Roma contemporanea, Bari-Roma 2006, pp. 60, 99.
E. Serinaldi, Molitura e pastificazione a Roma. La “Pantanella” 1865-1914, in Innovazione tecnologica ed industria in Italia. Cinque realtà emblematiche, a cura di D. Brignone, Roma 1993, pp. 127-171; Mulino Pantanella. Il recupero di una archeologia industriale romana, a cura di F. Amendolagine, Venezia 1996, p. 15
C. G., Severino, ROMA MOSAICO URBANO. Il Pigneto fuori Porta Maggiore, Roma, Gangemi, 2005
V. Vidotto, Roma contemporanea, Bari-Roma 2006, pp. 60, 99.
Associazione Artistica tra i Cultori di Architettura, Annuario dall’anno XXI-MCMXI all’anno XXV-MCMXV, Roma 1916, pp. 57-74, a firma di G. Giovannoni, R. Lanciani, A. Barbieri, L. Botto, A. Caravacci, C. Caroselli, V. Fasolo, G. Ferrari,G.B. Giovenale, P. Finzi, G. Magni, B. Nogara, M. Piacentini
Società molini e pastificio Pantanella in Roma ( anonima): Assemblea generale ordinaria degli azionisti del 31 marzo 1897, Relazione del Consiglio d’amministrazione e dei sindaci, bilancio dell’esercizio 1896, Roma, Fratelli Centenari, 1897.
Terzo Congresso dei Mugnai Italiani tenutosi a Roma nei giorni 23 e 24 novembre 1886, in Il giornale dei mugnai, V (1886), 11, pp. 121, 135 s.

Emeroteca

Il Messaggero, 11 febbraio 1900;

Il Messaggero, cronaca di Roma, 8 febbraio 1982.

La tribuna illustrata, 14 febbraio 1892

On-line
http://archivio.corriere.it/Archivio/interface/landing.html
https://it.wikipedia.org/wiki/Ex_Pastificio_Pantanella
www.archidiap.com/opera/pastificio-pantanella/
www.appartamentiportamaggiore.com
www.lakasaimperfetta.com/2016/04/la-pantanella-e-il-gatto.html.

www.treccani.it/enciclopedia/michelangelo-pantanella_(Dizionario-Biografico)/



l DiAP Dipartimento di Architettura e Progetto si è costituito nel 2010 sulla base di un progetto identitario, comune ai tre disciolti Dipartimenti DiAR, AR_Cos e CAVEA, che riguarda la ricerca, la formazione e la sperimentazione progettuale per l’architettura, la città e il paesaggio, inteso come forma del territorio e manifestazione visibile dell’ambiente. L’interesse nei confronti della città contemporanea si estende a campi differenti e molteplici: gli sviluppi storici, il patrimonio architettonico, la configurazione fisica, le dinamiche sociali, sino all’analisi dei caratteri di instabilità che trovano nella condizione urbana innovative occasioni di sintesi di differenti discipline.
Il Dipartimento è basato su una visione condivisa del valore del progetto come specificità della figura dell’architetto; secondo un’alta e radicata tradizione, esso riconosce infatti alla formazione dell’architetto, pur nell’articolazione dei profili professionali, la molteplicità di competenze e la comune capacità di sintesi che si esprimono nel progetto dell’habitat.






[1] D. Cialoni, Il mercato centrale ai Cerchi e la stazione al Circo Massimo.Ipotesi d’uso di una zona archeologica nei primi anni di Roma Capitale, Bollettino della Unione Storia ed Arte, 2011, n.6 [PDF], p. 60, nota 25 in cui cita E. Serinaldi, Molitura e panificazione a Roma. La Pantanella, 1865-1914, in Innovazione Tecnologica ed Industria in Italia, cinque realtà emblematiche, 1860-1940 a cura di D. Brignone, Roma, 1993.


Valentina Ughetto

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