venerdì 30 marzo 2012

I nostri luoghi mentali, fughe eversive.

Tratto da Mircea Eliade storico delle religioni "Occultismo, stregoneria e mode culturali": Vivere nel proprio mondo.

Molti anni fa uno dei miei professori all'Università di Bucarest ebbe occasione di assistere a una serie di lezioni del famoso storico Theodore Mommsen. A quel tempo, erano i primi anni '90, Mommsen era già molto vecchio; ma la sua mente era ancora lucida e la sua memoria straordinariamente precisa, senza lacune. Nella prima lezione descrisse Atene al tempo di Socrate. Andò alla lavagna e tracciò senza l'aiuto di un solo appunto la pianta della città come era nel V sec.; passò quindi alla collocazione dei templi e degli edifici pubblici e mostrò i punti in cui si trovavano fonti e boschetti. Particolarmente interessante fu la vivida ricostruzione dello sfondo ambientale del Fedro. Dopo aver citato il passo in cui Socrate si informa di Lisia e Fedro risponde che sta da Epicatre, spiegando che il testo specifica trattarsi della casa di " Morico vicino al tempio di Giove olimpico" Mommsen segnò quindi il percorso che Socrate e Fedro compirono nella loro passeggiata presso il fiume Ilisso indicando il luogo in cui probabilmente si fermarono e tennero dialogo memorabile: Il " posto tranquillo" in cui "sorgeva l'altissimo platano".
Sebbene la lezione fosse terminata, il mio professore, pieno di ammirazione per quella sbalorditiva prova di erudizione, di memoria e di familiarità con la letteratura, esitava a lasciare l'anfiteatro. Vide allora arrivare un attempato servitore che preso con delicatezza il braccio di Mommsen, lo guidò verso l'uscita. A questo punto uno degli studenti ancora presenti spiegò che il famoso storico non sapeva tornare a casa sua da solo, il maggior conoscitore vivente dell'Atene del V sec. era un individuo completamente  sperduto nella sua stessa città la Berlino guglielmina!
Mommsen illustra in modo esemplare ciò che significa sul piano esistenziale "vivere il proprio mondo".
Il mondo reale di Mommsen, l'unico che per lui aveva importanza e significato, era il mondo greco-romano. Per Mommsen il mondo dei Greci e dei Romani non era semplicemente storia, un passato morto e recuperato con un'anamnesi storiografica; era il suo mondo, il luogo dove sapeva muoversi, pensare e godere la gioia di essere creativo. Non so con esattezza se avesse sempre bisogno di aiuto per tornare a casa. Probabilmente no. E' provabile però che come molti studiosi creativi vivesse in due mondi: l'universo di forme e valori alla cui comprensione aveva dedicato la vita e corrispondeva in un certo modo al mondo "cosmizzato" e perciò "sacro" dei primitivi, e il mondo "profano" quotidiano, in cui come direbbe Heidegger, era " deietto". Ma a quel tempo Mommsen si sentiva staccato dal mondo profano non essenziale, dallo spazio per lui privo di significato e in definitiva caotico della moderna Berlino. se si può parlare di un'amnesia per Mommsen per lo spazio profano di berlino, bisogna però riconoscere che quest'amnesia era compensata da un'incredibile anamnesi di tutto ciò che concerneva il suo mondo esistenziale: l'universo greco-romano. In vecchiaia Mommsen viveva in un mondo di archetipi.

1 commento:

  1. Zeitgeist e gli atteggiamenti filosofici e letterari più in voga, le mode culturali...parliamone assieme :).

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